Boite, battilastra e modelli in clay realizzati a mano. Tutti elementi che in un mondo frenetico e altamente tecnologico stanno pian piano scomparendo, ma che vivono ancora fulgidi nella mente di pochi appassionati. Tra questi c'è Dario Pasqualini, artista di Cumiana (TO), che ha rilevato il marchio Testadoro, casa costruttrice di automobili attiva a Torino dal 1946 al 1949, quando le vetture venivano realizzate nelle botteghe, sotto le sapienti mani degli artigiani, veri e propri artisti delle quattro ruote. Oggi il marchio Testadoro rinasce sotto la guida di Pasqualini, pronto a riscrivere la storia dell'arte automobilistica torinese.
Il marchio è rimasto inattivo per quasi 70 anni, fino alla resurrezione dei giorni nostri. Nel 2017, Dario Pasqualini, durante una ricerca sulla tradizione torinese nel campo della carrozzeria artigianale e del design applicato all'automobile, si imbatte in Testadoro e nella sua affascinante storia. Così decide di avviarne le pratiche per l'acquisizione, per riportare in vita la mitica arte da boita torinese. Nel 2019 rileva e registra il marchio Testadoro, dando così vita alla rinascita. La prima opera della rinata Testadoro a firma Pasqualini viene realizzata durante la pandemia nel buio di una officina di battilastra (boita) alle porte di Torino. In occasione del 75° anniversario della fondazione del marchio Testadoro, l'artista torinese Dario Pasqualini ha deciso di terminare un progetto lasciato incompiuto dal 1951, una barchetta progettata per la classe 1100 Sport Internazionale, dotata di un motore originale Fiat 1100 B profondamente modificato secondo le specifiche Testadoro. Le cronache dell'epoca riportano la notizia di una vettura in corso di realizzazione per la classe Sport 1100.
Tale notizia trova riscontro nelle parole dello stesso Giusti rilasciate in occasione di un'intervista concessa negli anni '90 riguardo la sua attività nel mondo delle corse nel secondo dopoguerra. Il progetto di vettura completa prevede una carrozzeria estremante bassa, filante e aerodinamica, unita ad un telaio nato per rappresentare la massima evoluzione delle vetture Sport alla soglia degli anni '50. Il telaio è composto da una base con longheroni in tubi di robusta sezione in acciaio al Cromo-Molibdeno e da una porzione superiore in tubi di minor sezione, atta a garantire rigidità longitudinali e trasversali senza pari per l'epoca. Il passo è generoso (2.400 mm) e questo garantisce alla vettura l'aspetto di una barchetta di classe ben superiore. Sebbene fosse giunto fino al livello di definizione finale, il progetto si arenò a causa del ritiro di Giusti dal mondo dell'auto. I disegni finali sono datati 1951, segno che lo sviluppo proseguì anche dopo il ritiro del fondatore, forse allo scopo di rivendere il progetto ad altri costruttori. In seguito all'acquisizione di Testadoro, Dario Pasqualini decide di completare finalmente la costruzione della vettura con il supporto dello specialista dei telai tubolari, Martino Colombo di Milano, cugino del celebre Gilberto che progettò e costruì i telai per le Testadoro degli anni '40. Pasqualini si è occupato della progettazione esecutiva, del disegno della carrozzeria e della realizzazione del mascherone in legno per la successiva battitura della pelle in alluminio, mentre la creazione della carrozzeria è stata affidata alla Martelleria Giacometto di Cumiana (TO).
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